Non ne ho voglia. Di che? Boh, fate voi, per me è lo stesso

luglio 31, 2009

Lo so che è da un po’ che non scrivo niente, ma esiste una spiegazione: non mi è capitato quasi nulla che meritasse due righe. Certo, nell’ultimo mese ho visto una decina di concerti, nessuno dei quali deludente (anzi, devo dire che Cecil Taylor, Ahmad Jamal e McCoy Tyner a Umbria Jazz sono stati davvero esaltanti, una specie di piccola enciclopedia del piano jazz), mi sono divertito seguendo le ultime puttanate (mai come in questo caso la parola è adeguata) di Berlusconi, ho visto gente, fatto cose, insomma mi sono un po’ mosso, ma a parte questo ho passato la maggior parte del tempo a cercare di inventarmi qualcosa da fare per non schiattare di caldo e di noia. Non sempre ci sono riuscito, e se aggiungete al quadretto che la mia insonnia è ai massimi storici, non farete fatica a capire perchè in questo momento non ho veramente voglia di scrivere alcunchè. Appena le cose miglioreranno, tornerò ad occuparmi del blog con maggiore regolarità. E ora scusate, vado su Facebook a chiedere l’amicizia all’insonnia.

Il sig. Mari va a votare

giugno 2, 2009

Nel 2006 ho votato Ulivo turandomi il naso: erano appena uscite le telefonate tra Fassino e Consorte, la credibilità dei DS (ammesso che ne avessero ancora) era ormai ai minimi storici, ma decisi comunque di dar loro un’altra possibilità. L’esperienza del governo Prodi fu talmente esaltante che un anno fa avevo anche pensato di non votare affatto: una stupidaggine, nell’era berlusconica, così ho optato per l’Italia dei Valori. Questo per diversi motivi: tanto per cominciare Di Pietro, unico nel centrosinistra, aveva votato contro l’indulto, inoltre era anche l’unico che non aveva mai smesso di sottolineare la pericolosissima anomalia rappresentata da Berlusconi, quasi sempre zittito anche dai suoi stessi alleati, che notoriamente lo sopportano con grande fatica. A un anno dalle politiche, confermo la mia scelta: alle europee voterò ancora per Di Pietro. “Un voto contro”, si dice, quasi fosse un difetto. Io non la penso così: in tempi come questi, essere contro mi sembra l’opzione migliore, perchè questa maggioranza diventa sempre più spaventosa man mano che il tempo passa. Spaventosa per la sua arroganza, per il suo rifiuto di una onesta e sincera dialettica politica, per l’ignoranza veramente oscena di molti suoi esponenti e l’altrettanto oscena ottusità di altri (capita anche che queste ultime due caratteristiche si trovino contemporaneamente nella stessa persona, quanto al nome c’è solo l’imbarazzo della scelta). Mi spaventa, in sostanza, la bassezza di questo governo, e non mi riferisco ad una mera questione di centimetri (non solo), intendo una bassezza soprattutto morale, a cui va aggiunta la sonora incompetenza di molti degli attuali ministri. Contro questo governo, urge un’opposizione vera e non di facciata, come troppo spesso è sembrata quella del Partito Democratico.

Un voto contro, si diceva: confermo la definizione, ma potrei aggiungere che il mio è anche un voto bipartisan, contro il Pdl, per i motivi di cui sopra, ma anche (neppure io sono immune al fascino delle espressioni veltroniane) contro il PD. Perchè? Perchè, obiettivamente, si è trattato di un’operazione fallimentare. In un anno di governo Berlusconi, il più infame di tutta la storia repubblicana, non una volta il PD è riuscito ad esercitare un’opposizione forte e chiara. Eppure le occasioni non sono mancate: Lodo Alfano, testamento biologico e chi più ne ha più ne metta. Niente da fare: diviso, balbettante, litigioso al proprio interno, tutto sommato fantozziano, il PD è lentamente evaporato di fronte allo strapotere dell’omino di Arcore. L’ascesa di Franceschini alla segreteria aveva fatto ben sperare, almeno all’inizio, ma alla fine neanche da lui è venuto quello scossone che era lecito attendersi, e tutto lascia prevedere che dopo la batosta europea che va delineandosi anche il buon Dario dovrà farsi da parte, magari per far posto a giovanotti come D’Alema (che Dio, o chi per lui, ci aiuti) o Bersani.

Tirando le somme, non resta che votare Di Pietro: curioso che a raccogliere i consensi perduti dalla sinistra sia un uomo fondamentalmente di destra come lui. Colpa della nomenklatura sinistrata e salottiera del PD e dei mille partitucoli della cosiddetta sinistra radicale, che non sanno fare altro che lamentarsi perchè Tonino ruba loro voti su voti. Bene farebbero invece a chiedersi il perchè di questo spostamento di consensi. Provo a spiegare come la vedo io: Di Pietro guadagna voti perchè, anche se parla come Biscardi, anche se guida un partito a gestione famigliare, anche se ogni due per tre si mette in casa delle serpi tipo De Gregorio (ma va detto che da quel lato sta migliorando), anche se quello che vi pare…, rimane comunque l’unico politico contro, l’unico che chiama Berlusconi col suo nome (delinquente, corruttore, etc…), l’unico che fa opposizione, sguaiata finchè vi pare, ma opposizione. Ovvio che intercetti i voti degli scontenti.

Mi ci metto anch’io tra questi scontenti: non sono uno di quelli che hanno il mito di Di Pietro, anche se l’ho sempre stimato. Politicamente, in un Paese normale, io e lui saremmo piuttosto lontani. So benissimo che anche lui e il suo partito sono pieni di difetti. Ma in questo momento mi sembra l’unico che ci prova davvero, perciò sto con lui. Berlusconi lo odia a morte: buon segno, significa che ci sa fare, più di Veltroni e Franceschini senz’altro. Lui e i suoi elettori vengono accusati di essere giustizialisti, massimalisti, forcaioli, e così via. Ottimo: di buonismo ne ho le palle piene, e comincio a credere che molti italiani siano assai meno intelligenti di quanto pensasse Montanelli (ve la ricordate la profezia sul vaccino contro Berlusconi? Beh, anche i migliori di noi sbagliano). Per questi motivi, nel silenzio della cabina elettorale manderò a quel paese i cosiddetti “democratici”, “liberali” e via discorrendo e voterò contro. Non sarà il massimo, ma in questi tempi post-veltrusconiani è quantomeno un inizio.

Chi sono gli sciacalli?

aprile 15, 2009

Ancora polemiche su “Annozero”. “Che palle!”, dirà qualcuno: invece forse è il caso di fare un paio di considerazioni in merito, anche per capire la differenza che passa tra fare il giornalista e fare l’anestesista mediatico. Anzitutto, i fatti essenziali, in ordine cronologico: c’è stato il terremoto in Abruzzo, una catastrofe immane, una tragedia che ha fatto un sacco di morti, insomma, giornalisticamente parlando, una notizia da prima pagina. Ogni trasmissione televisiva si occupa del fatto, anche “Annozero”. Solo che mentre da Vespa e compagnia bella si assiste al solito piagnisteo sulle povere vittime (con le quali è peraltro doveroso solidarizzare) e all’altrettanto consueto panegirico dedicato al governo Berlusconi e alla Protezione Civile che hanno affrontato la situazione come meglio non si poteva, da Santoro si fanno vedere delle immagini, corredate da interviste e confermate dalle parole di un autorevole sismologo, che dimostrano che la “macchina dei soccorsi” non è stata poi così efficace. In studio sono presenti il direttore del “Giornale” berlusconiano Mario Giordano e il sottosegretario alla Difesa Crosetto (Forza Italia-Pdl) i quali, nonostante Santoro abbia più volte ribadito di non voler criticare i volontari della Protezione Civile ma il modo in cui (non) sono stati organizzati i soccorsi, si inventano che Santoro, Travaglio e Ruotolo avrebbero insultato i volontari (peraltro Travaglio, nel suo pezzo, aveva parlato di tutt’altra cosa) e sciorinano tutto il consueto armamentario di insulti berlusconiani, riuscendo ad eludere anche le domande più che legittime di Claudio Fava e di Luigi De Magistris (eh sì, nessuno del cosiddetto Partito Democratico se l’è sentita di partecipare). Questo, in estrema sintesi, è quel che è successo. Niente di straordinario, se fossimo in un Paese normale, dove è usanza comune che i giornalisti, se qualcosa non va, denuncino e facciano inchieste. Purtroppo per noi siamo in Italia, infatti qui i pochi che fanno ancora i giornalisti, cioè Santoro, la Gabanelli e i ragazzi di “Report” e pochi altri, devono subire ogni giorno gli insulti di qualche servo sciocco tipo Gasparri e/o Cicchitto e di qualche “collega” tipo l’ottimo Giordano o Littorio Feltri.

Il giorno dopo la trasmissione, Fini e Berlusconi sparano a palle incatenate contro “Annozero”: parlano di indecenza e di sciacallaggio, e paradossalmente hanno ragione. In effetti, ci vuole uno stomaco davvero forte per digerire gente come Crosetto e Giordano, che in trasmissione si sono fatti scudo delle vittime e dei volontari per non dover rispondere alle domande di Santoro e degli altri ospiti. Purtroppo però i due illustri politici si riferivano non alle frasi oscene del sottosegretario e del direttore del “Giornale”, ma ai servizi di Ruotolo e alla conduzione di Santoro. Passi per Berlusconi, che è il più grande contaballe del sistema solare, ma a Fini voglio accordare il beneficio del dubbio: mi auguro che non abbia visto il programma e che sia solo stato male informato da qualche subdolo collaboratore, nel qual caso non dubito che chiederà scusa quanto prima per la madornale cantonata che ha preso. Qualora non lo facesse, dovrei però concludere che il Presidente della Camera mente sapendo di mentire: a quel punto, bisognerebbe pretenderne le immediate dimissioni, perchè non è giusto che un bugiardo ricopra la terza carica dello Stato. Tertium non datur.

E l’opposizione? A parte il solito Di Pietro, neanche un timido pigolio a difesa della libertà di informazione sempre più minacciata: anzi, l’unico del PD che ha parlato, tale Merlo, ha dato sostanzialmente ragione a Berlusconi. All’anima dell’opposizione! Questi non sono neanche più “diversamente concordi”, come diceva Ellekappa, sono concordi e basta. Complimenti vivissimi. Dei colleghi giornalisti meglio tacere, per carità cristiana: del resto, da gente che nella migliore delle ipotesi ha sempre sorvolato sulle malefatte di Berlusconi e che nella peggiore gli lecca il culo da sempre cosa si vuole pretendere? A questo punto non mi resta che salutarvi: meditiamo, gente, meditiamo.

P.S.: Quasi dimenticavo…un’ultima considerazione, tanto per dimostrare quanto l’imbecillità berlusconiana si sia insinuata in tutti noi. Ieri leggevo un commento ad Annozero scritto su Facebook da un ragazzo che personalmente non conosco, il quale, non riuscendo a trovare una sola falsità da addebitare a Santoro, pur di insultarlo ha scritto che, cito a memoria, “invece di far polemica col culo al caldo Santoro dovrebbe andare a dare una mano ai soccorritori”, perchè questo non è il momento di polemizzare ma di essere uniti. Ah, il caro vecchio melodramma italiota: spremiamo due lacrimucce, prendiamocela con il Signore che ci manda queste catastrofi, o con il destino cinico e baro, volemose bene e quelli che osano mettere in discussione la verità del governo fuciliamoli perchè seminano discordia, disturbano la quiete pubblica. Chi scrive cose simili, per quanto mi riguarda, è veramente una persona di un’ignoranza belluina. Una volta di più, aveva ragione Gaber quando diceva: “Io non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me.” Meditiamo anche su questo.

Domus Abusiva

marzo 12, 2009

Qualche tempo fa (credo fosse l’estate scorsa) scrissi su questo blog che il governo Berlusconi, appena insediato, era già riuscito a mettere insieme una serie di leggi vergogna da competizione, nell’indifferenza della stragrande maggioranza dei cittadini, messi a dormire con dosi da cavallo di TG1, e tra le flebili lamentele di un’opposizione francamente imbarazzante per la sua pochezza. A quasi un anno di distanza, e alla luce delle ultime prodezze del governo, bisogna riconoscere che Berlusconi è fisicamente incapace di deludere le aspettative di chi, come me, lo considera un delinquente. Questo glielo devo riconoscere: ogni volta che mi aspetto che Berlusconi faccia una porcata, lui non solo la fa, ma riesce a renderla peggiore di quanto mi aspettassi.

Valga come esempio l’ultima proposta di legge sull’edilizia: l’informazione (si fa per dire) ha rilanciato senza fiatare tutte le sparate propagandistiche del Cavaliere e dei suoi famigli (leggi Gasparri, Cicchitto, Capezzone et alii). Abbiamo così appreso che questa legge risolverà di colpo tutti i problemi economici del Paese, che le magnifiche sorti e progressive sono ormai dietro l’angolo grazie a questo provvedimento storico, e che possiamo tranquillamente accantonare qualsiasi preoccupazione. Mancava solo che ci dicessero che tornerà a splendere il sole sui colli fatali di Roma (niente paura, arriveremo anche a questo). Ovviamente non varrebbe neanche la pena di sottolineare che questa legge, così come è stata prospettata, è una manna dal cielo per chiunque voglia commettere abusi edilizi di qualsiasi genere, ma ribadiamolo, hai visto mai che qualche elettore berlusconiano, staccati gli occhi dalle veline, passi di qui e capisca una cosetta o due. Questi i tratti salienti della nuova legge: totale deregolamentazione, riduzione delle pene per gli abusi edilizi (non credevo fosse possibile ridurle ulteriormente, ma tant’è…), possibilità di aumentare la cubatura degli edifici già esistenti e, se tutto questo ancora non fosse sufficiente, possibilità di sostituire le licenze edilizie con perizie giurate firmate da un tecnico, una sorta di autocertificazione. Non credo che serva aggiungere altro, la porcata è di un’enormità tale che fatica perfino a commentarsi da sè.  Ma non temete: grazie a questa meraviglia, l’economia italiana tornerà ad essere grande, anzi diventerà più grande e più bella che pria. (Bravo! Grazie!)

A proposito, lo sapevate che il tanto stromabazzato allarme sicurezza non esiste? Beh, se non lo sapevate, sapevatelo, perchè è così: stando alle statistiche, in Italia i reati sono in calo da anni. Potevano Silvio e il fido Bobo Maroni starsene con le mani in mano? No che non potevano: infatti, grazie al nuovo provvedimento “antistupri”, chi violenta una donna non potrà più usufruire dei domiciliari. Apparentemente questa è una norma meritoria, ma c’è un dettaglio da prendere in considerazione,un dettaglio grande quanto il parco della villa di Arcore: mentre lo stupratore può scordarsi i domiciliari, l’assassino, tanto per fare un esempio, può ancora sperarci. Quanto credete che ci metteranno gli stupratori a capire che forse adesso è più conveniente eliminare fisicamente le proprie vittime dopo averle violentate? Ragazze, mi dispiace per voi, ma che volete farci, è il governo della sicurezza.

In mezzo a tanto squallore, arriva però anche una bella notizia, di quelle che ti illuminano la giornata quanto lo speciale di Playboy sulla lingerie: Ferruccio De Bortoli ha rifiutato la presidenza della RAI. Non volendo diventare un pupazzo nelle mani di Berlusconi, ormai prossimo a completare una nuova occupazione militare del cosiddetto servizio pubblico (si parla addirittura di Mimun al TG3, Dario Argento e Romero insieme non saprebbero fare meglio), ha preferito continuare a fare, da uomo libero e serio quale è, il suo lavoro di direttore del “Sole-24 Ore”. Credo che almeno un piccolo “grazie” glielo dobbiamo.

Vigilanza ultimo atto (forse)

novembre 16, 2008

Alla fine pare che ce l’abbiano fatta a silurare Orlando: niente che non fosse prevedibile sin dall’inizio. I commissari berlusconiani, che per certe cose hanno un fiuto incredibile, hanno eletto alla presidenza Riccardo Villari, ex DC, ex Udeur ed ex Margherita, ora nel PD: ora possono dormire tranquilli, tanto è scontato che questo signore, da buon democristiano, la poltrona non la molla neanche se gli tirano le cannonate (se dovesse succedere il contrario, aspettiamoci qualche catastrofe naturale, qualcosa tipo le cavallette o il diluvio universale). Veltroni, uscito dal letargo, ha finalmente pronunciato la parola “regime”, e chissà quanto gli è costato dirlo e dare così ragione a Di Pietro che l’aveva capito con qualche era geologica d’anticipo. Si distinguono, al solito, i radicali, che non contando un cazzo di niente devono pur trovare il modo di finire sui giornali: infatti Pannella (a un’ora pericolosamente tarda del pomeriggio, direi) ha lanciato ieri un attacco durissimo. Penserete: dal momento che i parlamentari radicali sono eletti nel PD avrà attaccato i berluscones che in questa storiaccia hanno calpestato qualsiasi regola esistente ( e forse anche qualcuna inesistente). No: Pannella, che quando c’è da dire una stronzata non si fa mai pregare, ha detto che l’atteggiamento del PD è eversivo. Mi permetto a questo punto di fare un breve riassunto per Pannella e i suoi, in evidente difficoltà quando si tratta di cogliere le differenze abissali: dunque, da sempre la Vigilanza spetta all’opposizione, il cui candidato viene solitamente eletto all’unanimità (a meno che non sia Charles Manson, nel qual caso una o due persone si astengono o votano scheda bianca). Le attuali opposizioni avevano come candidato Leoluca Orlando, ma dal momento che si tratta di un uomo libero e financo incensurato Berlusconi ha dato ordine ai suoi di impedirne l’elezione con ogni mezzo, e così è stato: mesi di melina, con i pidiellini sempre assenti per far mancare il numero legale, poi il blitz finale con l’elezione di Villari. Non sto a giudicare la persona, che non conosco (anche se la militanza nell’Udeur autorizza i peggiori sospetti), è il metodo che è fascista, e se i radicali non ci arrivano, beh, allora forse è il caso che Veltroni si cerchi altri alleati. Se Pannella vuole ulteriori spiegazioni sulla differenza che passa tra fascismo e democrazia, sarò ben lieto di accontentarlo, magari davanti ad un bicchierino di centerbe per il quale so che lui ha un debole. A questo punto, chiediamoci: chi è l’eversore?

Popolo della Libertà a chi?

novembre 12, 2008

Ennesima fumata nera per l’elezione del presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla RAI: stavolta il cosiddetto Popolo della Libertà non ha fatto mancare il numero legale ma ha votato scheda bianca, perciò neanche stavolta si è potuto eleggere Leoluca Orlando, che è il candidato ufficiale dell’opposizione. Per chi non lo sapesse, la Vigilanza è un’anomalia tutta italiana, ed è, a mio modesto parere, un istituto non solo inutile, ma pure dannoso, che serve unicamente a tenere la RAI ancora di più nelle mani dei partiti. Comunque sia, da che mondo è mondo la scelta del presidente della Vigilanza spetta all’opposizione, il cui candidato viene sempre votato anche dalla maggioranza. Questa volta, chissà perchè, è diverso: stavolta Berlusconi e i suoi giannizzeri pretendono pure di scegliersi loro il presidente tra le file dell’opposizione, anche se, bontà loro, fanno sapere di essere disponibili a concedere 18 ore all’opposizione per cambiare candidato. Chi è che diceva che non c’è il regime e che questi signori non sono, almeno tendenzialmente, dei fascisti? Come li chiamereste voi questi cialtroni che calpestano qualsiasi regola democratica e di convivenza civile? Io li chiamo fascisti, poi non so voi… Ma perchè poi Orlando non dovrebbe andare bene? Io una mezza idea ce l’avrei: non sarà perchè è da sempre un simbolo della lotta alla mafia, quindi non proprio simpatico a Berlusconi e Dell’Utri? O c’entra forse il fatto che sta con Di Pietro, da sempre nemico della censura e di certi manutengoli tipo Vespa che invece al Cavaliere piacciono tanto? O forse perchè è una persona che ogni tanto non si vergogna a pronunciare la parola “legalità”, che per quelli del PDL è peggio dell’aglio per i vampiri? Ognuno di questi motivi è valido, almeno secondo me: ma è anche vero che io sono un comunista, un forcaiolo, un coglione (ho pure la laurea, me l’ha consegnata Silvio in persona), un imbecille e chi più ne ha più ne metta, quindi è probabile che mi sbagli e che l’ostracismo a Orlando sia dovuto ad altri motivi. Se qualcuno dei galantuomini del PDL si degnasse di spiegarlo, forse certi brutti pensieri non salterebbero neppure fuori, e potremmo tutti occuparci di cose più serie, tipo la cancellazione definitiva della Vigilanza.

Somma Zero?

novembre 11, 2008

Oggi due notiziole di colore, una buona e una cattiva. Cominciamo da quella cattiva: il famoso giornale indipendente “la Repubblica”, il quotidiano di riferimento di molti lettori di sinistra, che io stesso compro quasi ogni giorno, si è macchiato dell’ennesima porcata nei confronti di Daniele Luttazzi, censurando una sua intervista. Questi i fatti, così come li racconta Luttazzi nel suo blog (andateci perchè è spettacolare): sta per partire la tournée teatrale di “Decameron”, e “Repubblica” chiede a Luttazzi un’intervista esclusiva, diciamo pure promozionale, tanto per far sapere a un po’ di gente che Daniele è ancora vivo e in gran forma, pronto a portare di nuovo la sua satira in giro per l’Italia. Lui concede l’intervista, “Repubblica”, che pure non ha mai esitato a pubblicare interviste a tutta pagina a comici sicuramente meno dotati di Luttazzi (o forse proprio per questo, perchè meno bravi dunque più accettabili, più omnibus?), non pubblica l’intervista e invia a Luttazzi una mail in cui gli chiede una nuova intervista, perchè la prima era “inerte, una specie di manifesto”. Oh bella: e cosa avrebbe dovuto esprimere Luttazzi, se non il suo pensiero? Doveva forse travestirsi e fare, che ne so, l’elogio del PD (a quelli di “Repubblica” piacerebbe)? Vi propongo un giochino: se tu, giornalista, intervisti uno e quello non dice ciò che vorresti sentirti dire, tu che fai? A) Non pubblichi l’intervista (nel qual caso sei un censore, come i signori di “Repubblica”); B) La rigiri a favore della tua parte, magari tagliando le risposte più scomode (nel qual caso sei uno che tarocca la notizia e dovresti andare a zappare la terra, con tutto il rispetto per i contadini); C) Fai il serio e la pubblichi integralmente. Ovviamente la risposta giusta è la C, e va detto che di solito “Repubblica” fa le cose in modo corretto: stranamente non quando si tratta di Luttazzi, che chissà perchè è un intervistato meno uguale degli altri. Per dire quanto l’ukase bulgaro di un certo ometto sia diventato ambiente, come il conflitto di interessi. A Luttazzi, per quel che può valere, va tutta la mia solidarietà.

Passiamo ora alla notizia buona: Massimo Fini, uomo e giornalista libero, e proprio per questo emarginato per definizione, ha fondato un nuovo giornale, “La Voce del Ribelle” (www.ilribelle.com). Si tratta di un mensile autofinanziato, talmente povero che viene distribuito solo in poche librerie o in abbonamento, comunque una voce contro preziosissima in un momento come questo, con questa cappa di disinformazione che ci sovrasta e ci impedisce quasi di respirare (quando parlo di disinformazione non faccio nomi ma penso intensamente a Riotta, Mazza, Vespa, Mentana, Mulè, Fede, Mimun etc., beh praticamente tutti tranne la Gabanelli e Santoro, e questo solo in TV). Che Fini vi piaccia o no, fate una cosa giusta: contribuite al suo giornale, farete un grandissimo favore a voi stessi e a quel poco di libera informazione che ancora ci rimane. Ve lo dico io che pure sono raramente d’accordo con quello che scrive Fini, ma lo rispetto enormemente perchè non si è mai, dico mai, venduto.

Cosa possiamo ricavare da queste due storie? Che l’informazione italiana è tutto sommato equilibrata? Che per ogni censura c’è una corrispondente voce libera, per cui le due cose si elidono a vicenda? Purtroppo no: già così ci troveremmo in una situazione avvilente, ma la verità è che qui da noi i censori prevalgono di gran lunga sugli uomini liberi. Appurato che l’informazione è per lo più penosa, cosa ci resta da fare? Possiamo continuare a leggere e a guardare quei giornalisti che sappiamo essere liberi (non ci vuole molto, stanno sulle dita di una mano) e contribuire a rafforzare giornali come quello di Massimo Fini per provare almeno a riconquistare un po’ di libertà. Buona notte, e tenetevi informati!

Intervista col cretino

novembre 5, 2008

Barack Obama ha vinto: anzi, non ha solo vinto, ha letteralmente disintegrato John McCain. A discolpa di quest’ultimo, va detto che non era mica facile far vincere i repubblicani dopo otto anni di amministrazione Bush, una delle più disastrose a memoria d’uomo, ma è anche vero, secondo me, che McCain ci ha messo del suo, specialmente quando si è scelto come vice Sarah Palin: non ho niente contro di lei in quanto donna (tanto perchè non si pensi che sono un maschilista pieno di pregiudizi), ma è certo che questa signora è una delle persone più ottuse e ignoranti che abbiano mai fatto politica in America, e rappresenta, dal mio punto di vista, tutto ciò che si può definire cattiva politica. Sarebbe però stato divertente ritrovarsi come vice-presidente una persona che non conosce neanche la Costituzione del suo Paese (sai come ci avrebbe sguazzato uno come il grande David Letterman?). Non voglio star qui a fare della retorica sul cambiamento che avverrà e sulla sua eventuale portata storica, preferisco aspettare fiducioso che Obama si metta al lavoro e ripaghi le aspettative mie e dei tantissimi che hanno votato per lui. Registro un fatto positivo: quando è arrivata l’ufficialità della sconfitta, McCain, da vero signore, si è subito complimentato con Obama per la vittoria e ha sportivamente riconosciuto il risultato. Cose troppo difficili da far comprendere a certi politicanti nostrani tipo Gasparri, il quale, in una breve intervista telefonica ascoltabile sul sito di “Repubblica”, è addirittura arrivato a dire che ora che Obama ha vinto Al-Qaeda è più contenta: ho sentito dire che Gasparri querela chiunque osi dargli del cretino. Va bene che ognuno ha diritto a difendere la propria onorabilità, ma questo signore potrebbe anche farsi un favore iniziando a pensare prima di dire certe stronzate offensive: viene da chiedersi che fine farebbe negli Stati Uniti Gasparri, ammesso e non concesso che lì uno come lui possa anche solo sognare di fare politica, perchè è vero che gli USA sono il paese delle opportunità, ma è anche vero che a tutto c’è un limite. Perchè ho voluto raccontare questo piccolo episodio francamente squallido? Semplicemente per dimostrare la differenza che passa tra una democrazia liberale vera, anche se piena di difetti, come gli USA e una repubblichetta delle banane come l’Italia berlusconiana: là il candidato sconfitto si congratula con l’avversario e si accolla tutte le responsabilità della sconfitta (sebbene non tutte le colpe siano sue), qui da noi Gasparri dice che la vittoria di Obama farà la gioia di Al-Qaeda. Meditiamo…

Assemblee ed omogeneizzati

ottobre 29, 2008

Oggi vi lascio due righe, tanto perchè non pensiate che sono morto, dato che non scrivo nulla da un’eternità, ma, hey!, il corso di teoria sociale e letteratura è un’amante esigente, che vi credete…

Ad ogni modo, come penso già saprete, il decreto Gelmini è passato circa cinque ore fa, meno di mezz’ora prima dell’inizio del mio esame: se il buongiorno si vede dal mattino, l’esame sarà andato di merda, ma tant’è. In ogni caso, domattina alle 11, nell’aula A del dipartimento di Scienze della Comunicazione in via Azzo Gardino 23 a Bologna c’è un’assemblea per fare il punto della situazione, in cui si deciderà se occupare, fare lezione in piazza o eventualmente aprire il cranio della Gelmini (impresa vana, tanto dentro non c’è nulla, non è mica un ovetto Kinder) e controllare se davvero la testa di Tremonti è insonorizzata come sostiene Luttazzi (personalmente credo di sì). Comunque la pensiate, se volete intervenire siete i benvenuti: a mio modestissimo parere, un po’ di informazione non omogeneizzata non può far male a nessuno, e visto che i tg Rai e Mediaset non ci raccontano niente di niente (a parte la notizia del TG1 di ieri sul matrimonio dell’uomo più grasso del mondo, un capolavoro di controinformazione ripreso anche da Sposini nel pomeriggio…che dire, sono soddisfazioni), meglio provvedere da soli. A questo punto non mi resta che salutarvi e andare a guardarmi “Fa’ la Cosa Giusta” (che gran film!): come direbbe una certa sportina, ciao e grazie.

Di asini e di muli

settembre 9, 2008

Degli asini preferirei tacere, per carità cristiana (e non credo nemmeno in Dio): vi lascio con questo video, poi passiamo ai muli, decisamente più interessanti e di maggior valore artistico.

Ingoiate queste belle notizie, facciamo due chiacchiere sui Gov’t Mule, che in America sono un gruppo di culto e possono vantare collaborazioni eccellenti con musicisti di estrazione diversissima (funky, soul, blues e persino jazz), ma qui in Italia sono pressochè sconosciuti (anche se chi scrive ha avuto la fortuna di vederli dal vivo al Pistoia Blues un paio di anni fa). Ma chi sono i Gov’t Mule? Breve riassunto per chi non li ha mai sentiti nominare: i muli nascono nel 1994, quando Warren Haynes, cantante, chitarrista e autore di prim’ordine, e il bassista Allen Woody (non è uno scherzo!), membri della Allman Brothers Band, suonano con il batterista Matt Abts dopo un concerto. Presi dall’entusiasmo, decidono di unire le forze e meno di un anno dopo pubblicano il primo album: “Gov’t Mule”, che presenta in copertina un mulo avvolto nella bandiera americana, è un disco essenziale, registrato praticamente dal vivo in analogico, come i dischi degli anni ’70. I riferimenti immediati sono i Cream, Jimi Hendrix e i Free (proprio in questo disco c’è una bella cover di “Mr. Big”) e i primi classici del gruppo ci sono già tutti: da “Rocking Horse” a “Temporary Saint”, da “Mule” (ancora oggi uno dei brani più richiesti in concerto) fino a “Trane”, lungo strumentale di ispirazione jazzistica (Trane era il soprannome di John Coltrane) che dal vivo servirà come veicolo per lunghe ed ispirate improvvisazione e che non può non ricordare la “Mountain Jam” degli Allman Brothers.

Ma più dello studio è il palco l’habitat naturale dei muli: infatti ad un anno appena dal disco d’esordio ecco uscire “Live at the Roseland Ballroom”, resoconto integrale del concerto di Capodanno 1995/96, in cui i Gov’t Mule divisero il palco con i Blues Traveler (il cui leader John Popper aveva suonato l’armonica in “Mule”). Il disco dal vivo è utile per capire come suonavano in concerto i primi Gov’t Mule: lunghe jam dal sapore ora psichedelico ora jazzistico (c’è una versione di “Trane” che dura 16 minuti contro i 7 dell’album in studio, e c’è anche “Kind of Bird”, altro strumentale proveniente dal repertorio della Allman Brothers Band), rivisitazioni di vecchi classici fatte con gran gusto (la cover di “Don’t Step on the Grass, Sam” degli Steppenwolf) e grandi riproposizioni degli originali del primo disco (“Temporary Saint”, “Painted Silver Light” e “Mule”, che comprende anche una citazione di “Who Do You Love”).

Il terzo disco, secondo in studio, si intitola “Dose”: musicalmente è più complesso e curato dell’esordio, anche se come in quel caso la registrazione è effettuata prevalentemente in presa diretta. Al rock blues del primo disco si aggiungono nuovi ingredienti: c’è una piccola dose di funky (lo strumentale “Thelonious Beck”), c’è qualche sfuriata hard rock (l’iniziale “Blindman in the Dark” e “Game Face”), c’è perfino una cover dei Beatles (“She Said, She Said”, carina ma non indimenticabile). Il grosso del lavoro è comunque nel classico stile Gov’t Mule, e il disco contiene diversi classici del gruppo, come “Thorazine Shuffle”, uno dei brani più adatti alla dimensione live, il traditional “John the Revelator” e le ballate “Towering Fool” (molto bluesy) e “I Shall Return”, che chiude l’album.

Come si è già detto, è però dal vivo che i muli si esprimono al meglio: è la notte di Capodanno del 1999 e i Gov’t Mule, aiutati nell’occasione da diversi e prestigiosi ospiti (i chitarristi Derek Trucks, Marc Ford e Jimmy Herring, i tastieristi Bernie Worrell e Chuck Leavell, il percussionista Yonrico Scott e il sassofonista Randall Bramblett), suonano per quattro ore al Roxy di Atlanta, registrando tutto. Il risultato è “Live…with a Little Help from our Friends”, a tutt’oggi il miglior disco dei Gov’t Mule e probabilmente il più bel live degli anni ’90, l’unico a reggere il confronto con classici come “Live/Dead” dei Grateful Dead e “At Fillmore East” della Allman Brothers Band. Il repertorio comprende originali (“Thorazine Shuffle”, “Mule” e alcuni brani inediti come “Wandering Child” e “No Need to Suffer”) e cover eseguite con originalità e maestria (“Sad and Deep as You” di Dave Mason, forse il punto più alto del concerto, “Cortez the Killer” di Neil Young, “Spanish Moon dei Little Feat e i 29 minuti conclusivi di “Afro-Blue”, solo per citare i brani migliori). Un concerto indimenticabile: del disco che ne è stato ricavato esistono sia una versione in doppio CD (più facilmente reperibile) a cui è stato in seguito aggiunto il volume due su CD singolo, sia la versione integrale (consigliata) in un bellissimo cofanetto di quattro CD.

Dopo la meritata celebrazione della loro bravura concertistica, i Gov’t Mule danno alle stampe il terzo album in studio: “Life Before Insanity” è forse il disco più difficile di tutta la loro carriera, con soluzione sonore atipiche, spesso ai limiti dell’hard rock, e un’atmosfera generale molto malinconica (è l’album dei muli con la più alta concentrazione di ballate, tutte piuttosto belle). I pezzi migliori sono però due rock blues: “Bad Little Doggie” e la cover di Robert Johnson “If I Had Possession Over Judgement Day”, quest’ultima presente come traccia nascosta. Poi la storia del gruppo subisce una svolta inattesa e tragica quando, nell’agosto del 2000, Allen Woody viene trovato morto nella sua camera d’albergo, probabilmente a causa di un infarto. Rimasti in due Haynes e Abts decidono allora di produrre due dischi, intitolati “The Deep End vol.1 & 2″ (oggi riuniti in un’unica confezione con l’aggiunta di un terzo CD di rarità, “Hidden Treasures”), in cui in ogni canzone suona un bassista diverso. I migliori bassisti del mondo partecipano all’operazione: nel disco troviamo infatti gente come Flea, Jack Bruce, Jack Casady, Les Claypool ed altri ancora, oltre a numerosi altri ospiti (uno su tutti, il chitarrista jazz John Scofield, presente nello strumentale “Sco-Mule”). Il risultato, pur frammentario, è eccellente e a conti fatti “The Deep End” si può considerare il disco più rock blues della carriera dei muli assieme all’omonimo esordio.

Il progetto “Deep End” si conclude nel 2003 con cinque ore e passa di concerto al Saeger Theatre di New Orleans: sono presenti quasi tutti i partecipanti al disco in studio e altri ospiti vengono ad arricchire il parterre. Il risultato, ancora una volta splendido e di gran gusto, si può ascoltare in due CD e un DVD intitolati “The Deepest End”: per chi vuole avvicinarsi alla musica di Haynes e soci, questo è forse il punto di partenza ideale. Inutile soffermarsi su un singolo brano, ce ne sono troppi e troppo belli, l’unica soluzione è ascoltare il disco e goderselo fino in fondo.

Sistemata la formazione con il tastierista Danny Louis e il nuovo bassista Andy Hess, l’attività dei Gov’t Mule prosegue con una certa regolarità: nel 2004 è uscito “Deja Voodoo”, seguito due anni dopo da “High and Mighty”. Ancora una volta siamo di fronte a due ottimi lavori, ben scritti e suonati in modo eccellente, anche se Haynes comincia a sembrare fossilizzato su stilemi ormai fissi: certo, finchè l’ispirazione lo sosterrà, non ha di che preoccuparsi, ma forse occorrerebbe cercare nuove soluzioni sonore (gli accenni reggae in “High and Mighty” e il successivo disco di remix “Mighty High”, peraltro piuttosto bruttino, possono essere un primo passo in tal senso). La differenza tra gli ultimi due album in studio e i primi quattro è sostanzialmente questa: laddove prima c’era un’evoluzione costante del suono del gruppo, ora i muli sembrano essersi accontentati dei traguardi raggiunti, come se non volessero rischiare di sperimentare, proprio ora che potrebbero permetterselo più di prima. Comunque sia, finchè si mantengono a questi livelli, lunga vita ai Gov’t Mule, e a chi fosse incuriosito da questo post e volesse conoscerli non posso che augurare buon ascolto.


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