Un post inutile ma divertente da scrivere perchè mi permette di dimostrarvi che ne so a pacchi di musica e perchè mi distoglie un attimo dalla politica (comunque la Wertmuller mi invidierà di sicuro questo titolo chilometrico)

Giugno 19, 2008 by andreamari

Ci sono dischi di cui non si può fare a meno, quelli che si ascoltano in continuazione, quelli per intenderci che ognuno di noi metterebbe senza esitare in una di quelle stupide classifiche tipo “I dieci dischi senza i quali non si può vivere” (come se un appassionato di musica potesse ridurre tutto a dieci miseri titoli: è impossibile, ve lo garantisco). Ci sono poi quei dischi che invece non si ascoltano sempre e comunque: magari uno passa una settimana a sentire solo quelli, poi li mette da parte e li dimentica per un po’, salvo rispolverarli dopo, che ne so, un anno e chiedersi come abbia fatto  a non ascoltarli per tanto tempo.

Io vi dico quali sono per me i dischi che rientrano in quest’ultima categoria: non è una classifica (ve l’ho già detto, per me le classifiche sono stupide), non c’è nessun ordine particolare nei titoli che sto per elencare, li scrivo così come mi vengono in mente. Ovviamente chi vuole può lasciarmi dei commenti con il suo personale elenco di dischi, e non importa quanti sono, uno o duemila per me non fa differenza: vi informo che titoli come “Hit Mania Dance” e “Buddha Bar” verranno cassati senza pietà alcuna, perchè qui si parla di musica seria (scherzo: saranno accettati con riserva, ma solo perchè sono un democratico convinto).

E ora eccovi i dischi che lascio in panchina per poi ripescarli e darmi dello stronzo per essere stato tanto tempo senza ascoltarli:

Van Morrison-”Astral Weeks“, Television-”Marquee Moon“, Bill Evans-”You Must Believe in Spring“, Sonic Youth-”A Thousand Leaves“, David Bowie-”Hunky Dory“, The Cure-”Faith“, Fabrizio De Andrè-”Anime Salve“, Jimi Hendrix-”Band of Gypsys“, John Coltrane-”Blue Train“, Slint-”Spiderland“, Siouxsie and the Banshees-”Join Hands“, Jeff Buckley-”Live at Sin-é“, John Mayall-”Bluesbreakers with Eric Clapton“, J.S. Bach-”Concerto Brandeburghese n.2“, King Crimson-”Starless and Bible Black“, Mark Lanegan-”Whiskey for the Holy Ghost“, Afghan Whigs-”Gentlemen“, Miles Davis-”Cookin’ with the Miles Davis Quintet“, Mike Bloomfield, Al Kooper & Stephen Stills-”Super Session“, Lou Reed-”Berlin“, Jefferson Airplane-”Crown of Creation“, Nick Drake-”Pink Moon“, Free-”Highway“, Piano Magic-”A Trick of the Sea“, CCCP-”Epica Etica Etnica Pathos“, Motorpsycho-”Phanerothyme“, Bob Dylan-”Blood on the Tracks“, Rolling Stones-”Exile on Main St.“, The Who-”Quadrophenia“, Area-”Arbeit Macht Frei“, Genesis-”Foxtrot“, Smashing Pumpkins-”Gish“, e infine “Still Live” di Keith Jarrett.

Adesso lascio ai lettori (cioè nessuno, immagino) la possibilità di fare i loro elenchi: attendo con ansia le vostre risposte.

P.S.: Vorrei dire ai miei amici che se non vengono a commentare un post qualsiasi moriranno fra atroci sofferenze: bastardi venite a scrivere due righe, mi riferisco in particolare a Fiore e al suo look da imprenditore in vacanza reduce da una serata al Billionaire e a Vince e alla sua Stratocaster del ‘77 col ponte fisso (gran chitarra quella).

 

O tempora, o minchias

Maggio 28, 2008 by andreamari

Bagnasco si è scagliato contro i canali porno. Attendo con ansia il comunicato di smentita che arriverà nelle prossime ore, nel quale Bagnasco spiegherà che intendeva riferirsi al TG4 e a “Porta a Porta”.

Opposizione: istruzioni per l’uso

Maggio 23, 2008 by andreamari

A sinistra, come direbbe Corrado Guzzanti, “c’è grossa crisi”: mentre il Cavaliere, in versione operatore ecologico (alias spazzino), con una conferenza stampa ha fatto piazza pulita di tutta la monnezza campana, il PD assomiglia sempre più al pugile suonato che barcolla senza una direzione precisa. Che fare con questo Berlusconi trionfante? Dialogo o linea dura? O meglio: inciucio o opposizione seria? Finora è stata dura distinguere quale tra PD e Pdl fosse al governo e quale no, poi per fortuna ieri s’è visto qualche segnale di vita quando Veltroni, spronato come al solito da Di Pietro, ha optato per l’ostruzionismo contro l’ennesimo decretino salva-Retequattro. Chi aveva scommesso su un Berlusconi ormai convertito alla civiltà e capace di fare politica vera rinfoderi pure le sue speranze: nonostante i problemi economici, la spazzatura e tutto il resto, ci vuol altro per distoglierlo dai suoi interessi di bottega.

Dunque, che si fa con Silvio: si dialoga o no? I cosiddetti opinion makers, vale a dire gli editorialisti del Corriere della Sera e de la Repubblica, hanno già decretato che il dialogo è cosa buona e giusta: a questo punto si tratta solo di rimuovere gli ultimi ostacoli, che si chiamano Grillo, Santoro, Travaglio e Di Pietro. La settimana scorsa su Repubblica sono apparsi diversi articoli, a firma di Giuseppe D’Avanzo e Giovanni Valentini, in cui sostanzialmente si dice che Travaglio è un falsario e che Annozero va chiuso. Gli articoli di D’Avanzo su Travaglio sono talmente ignobili che dopo averli letti uno sente il bisogno di lavarsi: non sto scherzando, sembrano scritti da Giuliano Ferrara in stato di grazia (se volete leggerli li trovate sul blog di Travaglio www.voglioscendere.it). Valentini scrive invece che Annozero va seriamente ridimensionato perchè, a suo dire, farebbe disinformazione. Ovviamente nessun esempio viene portato da questo presunto maestro di giornalismo a sostegno della sua bizzarra tesi, ma non importa, basta la parola: i tromboni, si sa, sono sempre molto liberali (e molto onesti, anche).

Infine, per chiudere in bellezza, due parole sulla legge più idiota degli ultimi anni: l’immigrazione clandestina è ufficialmente reato. Ovviamente i delinquenti sono solo quei clandestini di cui si conoscono le generalità, cioè quelli che hanno fatto richiesta di sanatoria, cioè gli unici che lavorano onestamente, perchè quelli che vengono in Italia a delinquere, col cazzo che chiedono di essere messi in regola (non sono mica scemi), quindi possono essere arrestati solo se colti sul fatto, altrimenti non si sa neppure che esistono: un meccanismo perfetto, non ridevo tanto da quando la lingua di Fede rimase incastrata tra le chiappe di Berlusconi. Conclusione: una legge che già di per sè sarebbe vergognosamente razzista si rivela pure di un’inutilità devastante, facendo nascere il sospetto che ne sia autore Calderoli (in realtà dovrebbe essere farina del sacco di Maroni, nomen omen).

Insomma, sembra proprio che questo governo prometta bene: siamo solo all’inizio, e già non si contano più le schifezze fatte o in fieri. A Veltroni modestamente suggerisco di lasciar perdere il dialogo a tutti i costi: non porta alcun vantaggio al Paese, e ragionando egoisticamente in termini di voti non porta alcun vantaggio nemmeno al PD. A tutti gli altri consiglio di fare loro una frase di un certo giudice, uno in gamba: “Resistere, resistere,resistere”.

La prevalenza dei cretini

Maggio 12, 2008 by andreamari

RAI di nuovo nella bufera, in seguito all’intervista di Marco Travaglio a “Che Tempo Che Fa”: tutti, destra  e  sinistra, si sono stracciati le vesti per le “accuse” che il giornalista avrebbe rivolto, “in assenza di contraddittorio”, al nuovo presidente del Senato, che per chi ancora non lo sapesse è Renato Schifani (per dire quanto dobbiamo pregare per la salute di Napolitano). Ricapitoliamo: Travaglio, nel corso del programma, ha chiamato in causa Schifani appena due volte in circa 25 minuti, prima per sottolinearne la pochezza in quanto uomo politico (e lì sono opinioni sue) con battute anche irritanti del tipo “dopo Schifani c’è solo la muffa” (personalmente sarei anche d’accordo, ma capisco che l’interessato si sia offeso), poi per ricordare, citando “I Complici” di Lirio Abbate e Peter Gomez, un libro che tutti dovrebbero leggere, che lo stesso Schifani un tempo era socio dell’azienda Sicula Brokers in compagnia di personaggi non proprio raccomandabili come il capomafia di Villabate Nino Mandalà e che magari sarebbe stato giusto, prima di eleggerlo, chiedergli conto di quei precedenti così poco edificanti, così, per vedere l’effetto che fa.

La cosa che lascia basiti è che nessuno si è scandalizzato perchè Travaglio ha paragonato Schifani alla muffa, ma in compenso tutti si sono scagliati contro le presunte accuse di mafiosità lanciate dal giornalista al presidente del Senato, con la solita, lodevole eccezione di Di Pietro, che nonostante l’italiano stentato è rimasto l’unico ad attribuire alle parole il giusto significato: non è “lanciare accuse senza contraddittorio” andare in tv a raccontare dei fatti accertati, è puro e semplice esercizio del diritto di cronaca, il difficile è farlo capire a Ruffini e alla Finocchiaro ( per non parlare di Gasparri, anche se in quel caso sarebbe fatica sprecata). Altrimenti, seguendo i “ragionamenti” di lorsignori, per fare una trasmissione, che ne so, su Falcone e Borsellino, bisognerebbe invitare in studio Riina e Provenzano perchè sennò “manca il contraddittorio”.

A questo punto, non ci resta che prendere atto della demenza insanabile di certa gente e consolarci pensando a quello che forse ci aspetta tra cinque anni: arrivano questi qui, i Ruffini e le Finocchiaro, allegria!

P.S.: Ma quant’è paraculo Fazio?

La vittoria di Paperino ovvero Requiem per il Piacione

Aprile 29, 2008 by andreamari

Ebbene sì, amici: non bastava la batosta delle politiche, ci mancava pure Alemanno sindaco di Roma. Pareva impossibile, e invece è successo. A Rutelli sono bastate due settimane in cui si è esibito in TV più del solito con la sua aria da stronzo presuntuoso, del genere “Sta zitto e lascia parlare me che ne so a pacchi” per dilapidare cinque punti di vantaggio: non erano molti, specie se confrontati col distacco che lo stesso Alemanno s’era preso due anni fa da Uòlter, ma mantenerli non avrebbe dovuto essere un problema. Invece Rutelli, un uomo per il quale nessun fallimento è impossibile, è riuscito nell’impresa di perdere Roma. Il fatto che invece Zingaretti abbia conquistato la provincia mi pare indicativo: molta gente non guarda solo il simbolo, ma valuta anche e soprattutto la persona (visto che mi pare improbabile che la provincia romana sia popolata solo da gente di sinistra), e quando succede questo è ovvio che uno come Rutelli è destinato a restare in braghe di tela.

Vale la pena comunque di sottolineare che anche in questo caso l’informazione ha offerto una pessima prova: Alemanno si gioca l’elezione sfruttando, in molti casi biecamente, il tema della sicurezza, e nessuno trova opportuno ricordare che proprio Paperino fu uno dei pochissimi, dentro AN, a votare a favore dell’indulto. Un caso di coscienza: Alemanno era pesantemente coinvolto nello scandalo Parmalat, in quanto nel periodo in cui faceva il Ministro era andato in vacanza in uno dei villaggi di Tanzi (ovviamente senza pagare, anzi pare abbia pagato, ma solo dopo che la cosa era diventata di pubblico dominio) dopo aver brigato per gabellare come fresco un certo latte Parmalat che proprio fresco non era. Pazienza, il 53% dei romani l’ha votato, se lo ciuccino pure.

Quanto a Rutelli, meglio stendere un velo pietoso e sperare che questa ennesima sconfitta serva perlomeno a levarselo dai piedi definitivamente, come è successo dentro la cosiddetta Sinistra Arcobaleno, dove la disfatta elettorale ha lasciato dietro di sè più vittime di uno tsunami: dubito che l’ottimo Francesco si farà da parte, ma insomma sperare non costa nulla.

Per chiudere in bellezza: il cda della Rai è in scadenza. Cosa cambierà quando si insedierà il nuovo Consiglio? Ovviamente nulla: i nuovi vertici saranno nominati ancora seguendo l’orrida legge Gasparri (Grillo sparerà pure un sacco di stronzate, ma la proposta di un referendum per abolire quello schifo è davvero meritoria), la maggioranza rimarrà saldamente in mano a Berlusconi e la lottizzazione continuerà a regnare sovrana. Insomma, sarà tutto come al solito: cambieranno solo i culi da baciare e leccare, e saranno sempre culi tristi di mezza età, vista l’età media dei nostri parlamentari.

Che dire, pare proprio che ci aspetti un quinquennio dorato: aspettando che passi la nottata, e non passerà tanto presto, auguri di buona sopravvivenza a tutti.

Se una mattina di primavera un meme…

Aprile 24, 2008 by andreamari

Noto che Sarah mi ha rimbalzato un meme: oggi mi sono alzato come ogni pomeriggio alle…vabbè non lo dico perchè se passa di qui uno che si alza alle 6 per andare al lavoro potrebbe cercarmi per riempirmi di legnate, dunque mi sono alzato e mi sono trovato sto meme. Confesso che fino ad oggi ignoravo l’esistenza di questa parola, comunque trattasi in questo caso di una catena di sant’Antonio, tanto per semplificare all’inverosimile.

Il meme stavolta è: “Quali sono le 6 cose che amo particolarmente fare”. Tralascio le più ovvie, tipo mangiare, bere, scrivere e altre troppo disgustose per essere incluse nell’elenco, e mi concentro su altre che saranno scontate per chi mi conosce bene ma non per il resto del mondo. 1,2,3..via:

- Amo particolarmente discutere di politica davanti ad una birra il venerdì o il sabato con Fiore, Paolo, Tonio e gli altri ragazzi di Ferrara, ma in generale mi piace discutere di politica con chiunque.

- Amo particolarmente guardare film nella tranquillità della mia stanza, dove nessuno mi disturba (di solito).

- Amo particolarmente leggere di notte tra l’una e mezza e le quattro (qualsiasi cosa, da Thomas Mann a Dylan Dog passando per Lansdale e “L’ispettore Coliandro” di Lucarelli)

- Se non ho voglia di leggere, sempre tra l’una e mezza e le quattro amo particolarmente ascoltare musica col discman che non si chiude più e devo tenerci sopra qualcosa ma chissenefrega a me piace così: anche qui, non importa il genere musicale, ma se devo sbilanciarmi il disco ideale è il bootleg dei Cure a Wembley il 24 luglio ‘89.

- Amo particolarmente leggere l’Unità e la Repubblica mentre mi fumo una sigaretta dopo il caffè.

- Infine, amo particolarmente camminare per le vie di Bologna, magari sperando di incontrare Fiabeschi per vedere come sarà ridotto oggi.

Bene, io la mia l’ho detta, adesso cari Vince e Fiore vedetevela un po’ voi.

Elezioni politiche 2008

Aprile 17, 2008 by andreamari

‘Na traggedia!

Questa la prima impressione, quando mi sarò ripreso posterò un commento più corposo e argomentato

Aprile: il sole uccide la luna

Marzo 31, 2008 by andreamari

Visto che non ne posso più di parlare di politica e non voglio annoiare nessuno analizzando “Delitto e castigo” (l’ha già fatto, molto meglio di come lo farei io, Pasolini), quest’oggi mi occupo di musica. L’occasione è delle migliori: è in uscita infatti il nuovo disco dei Sun Kil Moon, non a caso intitolato “April”. Se il nome non vi dice nulla, ci sono due alternative: o vi dico Red House Painters e capite tutto, oppure vi rinvio al post che ho intenzione di scrivere a breve per narrare vita e opere (soprattutto opere) di Mark Kozelek, leader di entrambi i gruppi che ho citato.

Adesso concentriamoci sul disco: “April” è il terzo album dei Sun Kil Moon, ed esce cinque anni dopo lo splendido esordio “Ghosts of the Great Highway” e tre dopo l’ep “Tiny Cities”, composto esclusivamente da riletture acustiche di canzoni dei Modest Mouse. Vi si respira un’atmosfera lievemente più rilassata di quella di “Ghosts of the Great Highway”, anche se la formula resta grossomodo la stessa: deliziosi quadretti acustici alternati a lunghi pezzi elettrici dal notevole spessore drammatico, con Nick Drake e Neil Young come principali fonti d’ispirazione (a mio parere, in “April” prevale l’influenza del secondo). Come spesso capita quando si ha a che fare con Kozelek, il disco è piuttosto lungo: undici pezzi per un totale di circa 73 minuti di musica, con diverse canzoni vicine ai dieci minuti di durata.

Apre il disco una delle canzoni migliori del lotto, “Lost Verses”: chitarra acustica e voce in bella evidenza a tratteggiare una melodia cristallina, con la batteria e gli archi sullo sfondo e l’elettrica che si occupa degli abbellimenti, per poi prendere il sopravvento negli ultimi due minuti, interamente strumentali. In tutto quasi dieci minuti in puro stile Kozelek. Un’altra canzone del disco parla la stessa lingua, ed è “Tonight in Bilbao”, non a caso posizionata verso la fine dell’album. Non mancano in “April” neppure quei pezzi minimalisti per sola voce e chitarra acustica ai quali Kozelek ci ha abituato sin dai tempi dei Red House Painters: a questa categoria appartengono senz’altro “Lucky Man” (niente a che vedere con l’omonimo successo di Emerson, Lake & Palmer), a mio avviso la migliore del disco nel suo genere, forte di un arpeggio davvero bello ed emozionante, “Harper Road”, leggermente inferiore e tutto sommato non memorabile, e la conclusiva “Blue Orchids”. In questi pezzi è facile cogliere l’influenza di Nick Drake (penso in particolare a “Pink Moon”), ma almeno per quanto riguarda “Blue Orchids” è possibile tirare in ballo un altro mostro sacro: mi riferisco a Bob Dylan, il quale abitualmente chiude i suoi dischi con una canzone che racchiude in sè il significato dell’intero album e serve a rimettere in valigia i sentimenti prima di tornare a casa, se così si può dire; personalmente, “Blue Orchids” mi fa lo stesso effetto di canzoni come “It’s All Over Now, Baby Blue” o “Buckets of Rain”, e non sono convinto che si tratti di un caso.

“April” non è però solo un album di ballate acustiche: c’è per esempio un pezzo, e mi riferisco ad “Heron Blue”, che per quanto acustico non si può catalogare come ballata. Diciamo piuttosto che si tratta di una litania ipnotica, anche se a tratti scostante, sicuramente il pezzo più difficile da ascoltare dell’intero album: si tratta di una novità nel panorama della produzione dei Sun Kil Moon, ma i ripetuti ascolti finiscono per dar ragione della bontà dell’intuizione di Kozelek. Insomma, un esperimento riuscito. E ci sono anche i pezzi elettrici: “The Light” si basa su un riff vagamente malinconico e un ritmo rilassato, finendo per risultare uno dei pezzi più gradevoli del disco, sicuramente il meno cupo (del resto non servivo io per dire questo, basta leggersi il titolo della canzone). C’è poi “Like the River”, brano che sarebbe stato benissimo all’interno della colonna sonora di un film come “Pat Garrett & Billy the Kid” (ecco che ritorna Dylan, sarà un caso?) o di uno qualsiasi di quei western crepuscolari di cui Peckinpah era maestro, finora insuperato; “Tonight the Sky”, il pezzo centrale di “April”, è invece una cavalcata di oltre dieci minuti, dal riff pericolosamente somigliante a quello di “Ohio”, l’inno anti-militarista di Neil Young, che non concede un attimo di respiro e si rivela perciò degna erede di “Duk Koo Kim”, la canzone portante di “Ghosts of the Great Highway”.

Infine, ai fan più attenti non sarà sfuggito il fatto che due canzoni di “April” non sono degli inediti a tutti gli effetti: “Unlit Hallway” e “Moorestown” erano già presenti, in versione minimalista voce-chitarra acustica, nel bel live di Kozelek solista “Little Drummer Boy”. Le nuove versioni sono altrettanto belle: “Unlit Hallway” viaggia a ritmi un po’ più lenti rispetto all’esecuzione dal vivo, con la voce e la chitarra accompagnate per l’occasione da un banjo e una batteria leggera, mentre “Moorestown” viene elettrificata e resa ancora più solenne con l’inserimento degli archi (mai debordanti, comunque).

Tirando le somme, non so dire se questo “April” sia superiore o meno a “Ghosts of the Great Highway”: quel che è certo è che non soffre il confronto, e non è cosa da poco, perchè il predecessore è davvero un disco meraviglioso. Quindi godiamocelo, e speriamo che l’ispirazione di Kozelek resti sempre a questi livelli, perchè artisti come lui sono preziosi, in tempi di chitarre iper-distorte ed elettronica non sempre utilizzata con gusto. Buon ascolto.

Tracklist

1. Lost Verses

2. The Light

3. Lucky Man

4. Unlit Hallway

5. Heron Blue

6. Moorestown

7. Harper Road

8. Tonight  the Sky

9. Like  the River

10. Tonight in Bilbao

11. Blue Orchids

Assurda rivoluzione a Codrea

Marzo 13, 2008 by andreamari

L’evento ha avuto luogo a casa di Franz il 9 febbraio: ragazzi, sono arrivati i Lalène, e da questo momento in poi, sulla scena rock di Codrea, niente sarà più come prima.

Parte la musica, e noto subito due cose: intanto che il casino delle chitarre sovrasta tutto, voce compresa (medaglia al valore per Edo che si è rovinato le corde vocali per farci capire qualcosa, purtroppo senza successo), poi che portarsi l’accendino di riserva per sottolineare i momenti più epici è stato completamente inutile. Questo per due motivi: tra le sei canzoni che hanno suonato non c’era “Albachiara”, fatto che mi ha sconvolto e a tratti indisposto, e poi le luci erano tutte accese, quindi a che cazzo serviva l’accendino? Tralasciando le mie aspettative deluse, passiamo ai lati positivi: le canzoni sono di buona stoffa, le melodie interessanti e il lavoro strumentale in generale è stato fatto con cura, ottenendo come risultato una musica che si colloca tra il post-rock e il pop di buona fattura. Neanche i testi, ricchi di tentazioni marlenekuntziane, mi dispiacciono, peccato solo che quella sera non se ne sia capita neppure una sillaba. Infine devo dire che l’idea di prendere Edo come cantante è stata vincente: la foto in cui tiene in mano un rotolo di carta igienica vale più di mille dei miei articoli, e continuerà a perseguitarmi finchè vivrò (se Vince mi concede di usarla, la piazzo nel post alla prima occasione).

In conclusione: cari Lalène, spero che quest’articoletto serva a far estendere la vostra fama almeno fino a Coccanile, cosa di cui peraltro dubito, poi per favore, quando incidete il demo, fatemene una copia speciale con una bonus track (se proprio vi fa schifo “Albachiara”, almeno un medley tipo “La danza delle api/Uomini soli”: pensateci che come idea non è male).

P.S. Le informazioni musicali di questo post sono limitate: appena avrò in mano il demo scriverò qualcosa di più dettagliato.

Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è/Chi è stato è stato e chi è stato non è

Marzo 12, 2008 by andreamari

Per oggi due cosette veloci, domani o giù di lì aggiornamenti più corposi.

Intanto un accenno alle candidature: Sandro Bondi, che crede ancora alle parole di Berlusconi e probabilmente anche alla Befana, aveva annunciato solennemente che il Pdl non avrebbe candidato inquisiti e condannati, salvo le vittime di processi politici. Sembrava una cazzata, e infatti lo era: tanto per cominciare, trovare degli incensurati nel Pdl è impresa titanica, dato che i soci fondatori FI e AN sono i due partiti che contano nelle loro file il maggior numero di parlamentari nei guai con la legge; aggiungete che in corso d’opera si è aggregata la cosiddetta Nuova DC di Rotondi, che nel 2006 aveva fatto eleggere Pomicino e De Michelis, e che a liste chiuse si è scoperto che i candidati del Pdl sono per l’80% gli stessi figuri eletti due anni fa e il gioco è fatto. Certo, vedendo che almeno Lino Jannuzzi era stato escluso, avevo temuto per un attimo che il Cavaliere avesse accantonato definitivamente i giornalisti pataccari. Malfidato che non ero altro: il settore informazione è sempre coperto grazie al prode Renato Farina in arte “Betulla”, quello radiato dall’Ordine perchè faceva sia il giornalista che l’agente segreto (roba da far impallidire Austin Powers). Se ancora non bastasse, c’è sempre il camerata Ciarrapico, la cui fedina penale è, se possibile, più nera delle sue idee politiche: Berlusconi ha spiegato che il Ciarra gli serve perchè possiede un po’ di giornali (tipo “Ciociaria Oggi”) che si possono sfruttare per fare propaganda, dal momento che la grande stampa italiana è notoriamente affiliata al Comintern. Ora va bene tutto, ma dire che il “Corriere” o “La Stampa” sono di sinistra è veramente troppo: non pretendo che Berlusconi dica la verità (c’e un limite a tutto), mi accontenterei di scuse migliori. Se questo è il massimo che i suoi ghost writers riescono ad inventarsi, c’è una sola spiegazione possibile: Berlusconi, per risparmiare, ha licenziato quelli vecchi e si è comprato in saldo quelli del centro-sinistra.

Adesso una cosa che mi ha sconvolto: la settimana scorsa Giuliano Ferrara, un uomo convinto che l’intelligenza si misuri a peso, ha fatto una manifestazione per la sua lista. Sul palco è salito, tra gli altri, Giovanni Lindo Ferretti, che ha cantato Te Deum per i presenti (pochi, peraltro). Che è successo a Ferretti, l’uomo che con i CCCP e i CSI ha cambiato il rock italiano? Non posso fare a meno di pensare, con grande dolore, che stavolta il buon Giovanni, che peraltro da tempo ha riscoperto la religione, si sia fatto gabbare in maniera indecente. Come ha potuto uno intelligente come lui farsi fregare da un Ferrara qualsiasi? Tristezza infinita.

P.S.: caro Vince, il post sui Lalène lo faccio in serata o al più tardi domani, promesso.