Visto che Fiore, il futuro segretario del Partito Democratico, commentando i miei dati anagrafici mi chiede di scrivere qualcosina sul papa, lo accontento, perchè se poi diventa davvero segretario un amico come lui fa sempre comodo.
Come saprete, il nostro giovane papa doveva parlare alla Sapienza in occasione dell’inaugurazione dell’ anno accademico, doveva cioè monologare nel giorno più importante per l’università (che tanto per la cronaca sarebbe laica, se a lorsignori non dispiace troppo): appresa la notizia, un gruppo di professori e studenti bolscevichi ha protestato, secondo me giustamente, perchè l’inaugurazione dell’anno accademico non è un evento qualsiasi, ma è l’occasione in cui si stabilisce, per così dire, l’indirizzo culturale che l’università dovrà seguire, che certamente non può essere stabilito dal papa, tantomeno da un papa che da cardinale ha scritto un libro con Pera e che si teneva per assistente Buttiglione, a dimostrazione del fatto che i papi sono infallibili, ma i cardinali no.
Morale della favola: visto il casino che si è scatenato in seguito alla protesta, alla fine l’ottimo Ratzinger ha fatto la cosa più conveniente politicamente, cioè non è andato a parlare alla Sapienza, limitandosi ad inviare il testo del suo discorso, letto poi dal rettore di fronte ad un pubblico eccelso (gli studenti ciellini che per la prima volta in vita loro avevano fatto una cosa sensata imbavagliandosi). A parte la vicenda in sè (che è un bell’ “a parte”, diciamolo), la cosa che più mi ha colpito, ovviamente in negativo, è stato il fatto che quasi tutti i giornali (a parte “l’Unità” e ”Il Manifesto”) abbiano versato copiose lacrime per il povero papa a cui sarebbe stato impedito di parlare, mentre in realtà, come ha scritto Paolo Flores d’Arcais su “la Repubblica”, il papa è ovviamente libero di andare a parlare in qualsiasi università, ma è sbagliato che ci vada quando si inaugura l’anno accademico: insomma, se fino a qualche tempo fa certe cazzate le scriveva solo Giuliano Ferrara e le dicevano solo tizi come Sandro Bondi (quello che sembra uno dei frati de “Il nome della rosa”), adesso le rilanciano in stereofonia tutti i giornali, persino “Repubblica”, sulla quale si è scomodato addirittura il direttore Ezio Mauro per scrivere che impedire a qualcuno di esprimersi è sempre sbagliato, come se i professori che hanno protestato avessero puntato una pistola alla tempia di Ratzinger ricacciandolo in Vaticano a calci in culo. Praticamente Mauro ha sostenuto (e con lui tutto il centrodestra e il centrosinistra “riformista” e dialogante) che i protestatari sono poco più che un branco di cretini che andrebbero isolati: tanto per far capire quanto può essere giusta una simile tesi, aggiungo solo che è la stessa cosa che ha detto Cacciari, in uno dei rari momenti in cui non ammirava la propria immagine riflessa nello specchio.
Ovviamente su temi come la laicità e la religione ognuno è libero di pensarla come gli pare, ma la mia impressione è che qui si stia lavorando per rendere lo Stato italiano sempre più succube del Vaticano, anche attraverso “incidenti”come quello della Sapienza. Tempo fa Odifreddi ha scritto che per il PD la laicità dovrà essere un punto irrinunciabile: siamo sicuri che basterà un Veltroni per mantenere la posizione, o dovremo rassegnarci all’idea di uno Stato Pontificio del Terzo Millennio (anzi, Impero Pontificio, vista la notevole somiglianza tra Ratzinger e l’imperatore Palpatine di “Guerre Stellari”)?