Ebbene sì, amici: non bastava la batosta delle politiche, ci mancava pure Alemanno sindaco di Roma. Pareva impossibile, e invece è successo. A Rutelli sono bastate due settimane in cui si è esibito in TV più del solito con la sua aria da stronzo presuntuoso, del genere “Sta zitto e lascia parlare me che ne so a pacchi” per dilapidare cinque punti di vantaggio: non erano molti, specie se confrontati col distacco che lo stesso Alemanno s’era preso due anni fa da Uòlter, ma mantenerli non avrebbe dovuto essere un problema. Invece Rutelli, un uomo per il quale nessun fallimento è impossibile, è riuscito nell’impresa di perdere Roma. Il fatto che invece Zingaretti abbia conquistato la provincia mi pare indicativo: molta gente non guarda solo il simbolo, ma valuta anche e soprattutto la persona (visto che mi pare improbabile che la provincia romana sia popolata solo da gente di sinistra), e quando succede questo è ovvio che uno come Rutelli è destinato a restare in braghe di tela.
Vale la pena comunque di sottolineare che anche in questo caso l’informazione ha offerto una pessima prova: Alemanno si gioca l’elezione sfruttando, in molti casi biecamente, il tema della sicurezza, e nessuno trova opportuno ricordare che proprio Paperino fu uno dei pochissimi, dentro AN, a votare a favore dell’indulto. Un caso di coscienza: Alemanno era pesantemente coinvolto nello scandalo Parmalat, in quanto nel periodo in cui faceva il Ministro era andato in vacanza in uno dei villaggi di Tanzi (ovviamente senza pagare, anzi pare abbia pagato, ma solo dopo che la cosa era diventata di pubblico dominio) dopo aver brigato per gabellare come fresco un certo latte Parmalat che proprio fresco non era. Pazienza, il 53% dei romani l’ha votato, se lo ciuccino pure.
Quanto a Rutelli, meglio stendere un velo pietoso e sperare che questa ennesima sconfitta serva perlomeno a levarselo dai piedi definitivamente, come è successo dentro la cosiddetta Sinistra Arcobaleno, dove la disfatta elettorale ha lasciato dietro di sè più vittime di uno tsunami: dubito che l’ottimo Francesco si farà da parte, ma insomma sperare non costa nulla.
Per chiudere in bellezza: il cda della Rai è in scadenza. Cosa cambierà quando si insedierà il nuovo Consiglio? Ovviamente nulla: i nuovi vertici saranno nominati ancora seguendo l’orrida legge Gasparri (Grillo sparerà pure un sacco di stronzate, ma la proposta di un referendum per abolire quello schifo è davvero meritoria), la maggioranza rimarrà saldamente in mano a Berlusconi e la lottizzazione continuerà a regnare sovrana. Insomma, sarà tutto come al solito: cambieranno solo i culi da baciare e leccare, e saranno sempre culi tristi di mezza età, vista l’età media dei nostri parlamentari.
Che dire, pare proprio che ci aspetti un quinquennio dorato: aspettando che passi la nottata, e non passerà tanto presto, auguri di buona sopravvivenza a tutti.