Così, tanto per fare il punto della situazione

By andreamari

Lo so che aggiorno pochissimo, ma onestamente è un periodo, questo, in cui succedono ben poche cose interessanti: forse cambierà tutto a settembre, quando riapriranno il parlamento e “Porta a Porta” (dico “forse” perchè in tempi come questi, fatti di dialoghi molto finti e inciuci molto veri, tutto rischia di ridursi ad una marmellatina incolore e insapore, nonchè assai indigesta). Perciò di cosa parliamo? Non di Olimpiadi, tanto su quelle s’è già detto tutto quel che si poteva dire, e onestamente non me ne frega un cazzo, tanto è pacifico che il Comitato Olimpico si è squalificato da solo assegnandole a un Paese come la Cina il cui governo non rispetta i diritti umani (dettaglio evidentemente insignificante per lorsignori). Neanche di Berlusconi mi va di parlare, un po’ perchè l’uomo in sè è nauseante, poi perchè conviene aspettare settembre e l’annunciata riforma della giustizia, che si preannuncia sin da ora come la regina delle porcate (sembra impossibile, ma temo che sia vero). Parliamo di cinema? Se vi può interessare ho visto “Il Cavaliere Oscuro” e mi è piaciuto tantissimo: aggiungo che mi sarebbe piaciuto ancora di più se quella bambina seduta due posti oltre il mio avesse evitato di piagnucolare ogni volta che entrava in scena il mio personaggio preferito, ovvero Joker (non ce l’ho tanto con lei, quanto con quei cretini dei genitori, che secondo me andrebbero presi a sberle ininterrottamente per almeno due mesi). Sempre a proposito di cinema, può darsi che stasera vada a vedermi in anteprima il nuovo film di “X-Files”: ad essere sincero vedendo il trailer mi è sembrato un po’ una cagata, ma come appassionato ho il dovere morale di vederlo. Nel campo dell’home video, ho visto finalmente “Buongiorno Notte” di Bellocchio, che Sarah ha avuto la bella idea di regalarmi per il mio compleanno: ve lo consiglio, è un film bellissimo con ottimi attori, soprattutto Roberto Herlitzka (il Ludovico Cerchiobot di “Raiot”) che interpreta Aldo Moro. Libri: divorato “The House that Trane Built”, la storia della Impulse Records raccontata da un autore come Ashley Kahn (chi è appassionato di jazz conosce senz’altro i suoi bellissimi, e costosissimi, libri su “Kind of Blue” e “A Love Supreme”: se ne facesse uno anche su “Ascension” sarebbe il massimo), mi sono rimesso a leggere i noir di Ellroy, da sempre uno dei miei autori preferiti (peccato che i film tratti dai suoi libri non siano stati del tutto all’altezza delle aspettative, mi riferisco in particolare a “Black Dahlia”). Infine una bella riscoperta in campo musicale: giusto ieri sera non sapevo cosa mettere sullo stereo, quando ho messo le mani su un disco che non ascoltavo da qualche tempo e che lì per lì mi è sembrato adattissimo, con quella copertina in bianco e nero e con quelle due paroline magiche nel titolo, Village Vanguard. Sto parlando di “Sunday at the Village Vanguard” del trio di Bill Evans con il grande Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria, registrato il 25 giugno del ‘61 (giusto dieci giorni prima che LaFaro morisse a 25 anni in un incidente d’auto) nel locale più famoso della storia del jazz, che contiene pezzi meravigliosi come “All of You”, “Jade Visions”, “Solar” e soprattutto “Gloria’s Step”, il mio preferito in assoluto, preso così a tempo medio, con il pianoforte di Evans che canta un paio di volte il tema prima di lanciarsi in una improvvisazione sommessa ma assolutamente non banale, anzi. L’assolo di contrabbasso, poi, è da antologia, e dà l’idea di quanto LaFaro fosse grande, anche se per capirlo basterebbe ricordare che suonava sia con Evans che con Ornette Coleman (era tra gli otto che incisero “Free Jazz”, altro disco epocale), ovvero due musicisti che più diversi non si potrebbe. In realtà tutta la sbrodolata di prima era forse solo una scusa per dirvi due cose su questo disco eccezionale, uno dei più belli della storia, almeno secondo me. Se queso post dovesse farvi venir voglia di ascoltarvelo, mi farà davvero piacere.

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