Somma Zero?

By andreamari

Oggi due notiziole di colore, una buona e una cattiva. Cominciamo da quella cattiva: il famoso giornale indipendente “la Repubblica”, il quotidiano di riferimento di molti lettori di sinistra, che io stesso compro quasi ogni giorno, si è macchiato dell’ennesima porcata nei confronti di Daniele Luttazzi, censurando una sua intervista. Questi i fatti, così come li racconta Luttazzi nel suo blog (andateci perchè è spettacolare): sta per partire la tournée teatrale di “Decameron”, e “Repubblica” chiede a Luttazzi un’intervista esclusiva, diciamo pure promozionale, tanto per far sapere a un po’ di gente che Daniele è ancora vivo e in gran forma, pronto a portare di nuovo la sua satira in giro per l’Italia. Lui concede l’intervista, “Repubblica”, che pure non ha mai esitato a pubblicare interviste a tutta pagina a comici sicuramente meno dotati di Luttazzi (o forse proprio per questo, perchè meno bravi dunque più accettabili, più omnibus?), non pubblica l’intervista e invia a Luttazzi una mail in cui gli chiede una nuova intervista, perchè la prima era “inerte, una specie di manifesto”. Oh bella: e cosa avrebbe dovuto esprimere Luttazzi, se non il suo pensiero? Doveva forse travestirsi e fare, che ne so, l’elogio del PD (a quelli di “Repubblica” piacerebbe)? Vi propongo un giochino: se tu, giornalista, intervisti uno e quello non dice ciò che vorresti sentirti dire, tu che fai? A) Non pubblichi l’intervista (nel qual caso sei un censore, come i signori di “Repubblica”); B) La rigiri a favore della tua parte, magari tagliando le risposte più scomode (nel qual caso sei uno che tarocca la notizia e dovresti andare a zappare la terra, con tutto il rispetto per i contadini); C) Fai il serio e la pubblichi integralmente. Ovviamente la risposta giusta è la C, e va detto che di solito “Repubblica” fa le cose in modo corretto: stranamente non quando si tratta di Luttazzi, che chissà perchè è un intervistato meno uguale degli altri. Per dire quanto l’ukase bulgaro di un certo ometto sia diventato ambiente, come il conflitto di interessi. A Luttazzi, per quel che può valere, va tutta la mia solidarietà.

Passiamo ora alla notizia buona: Massimo Fini, uomo e giornalista libero, e proprio per questo emarginato per definizione, ha fondato un nuovo giornale, “La Voce del Ribelle” (www.ilribelle.com). Si tratta di un mensile autofinanziato, talmente povero che viene distribuito solo in poche librerie o in abbonamento, comunque una voce contro preziosissima in un momento come questo, con questa cappa di disinformazione che ci sovrasta e ci impedisce quasi di respirare (quando parlo di disinformazione non faccio nomi ma penso intensamente a Riotta, Mazza, Vespa, Mentana, Mulè, Fede, Mimun etc., beh praticamente tutti tranne la Gabanelli e Santoro, e questo solo in TV). Che Fini vi piaccia o no, fate una cosa giusta: contribuite al suo giornale, farete un grandissimo favore a voi stessi e a quel poco di libera informazione che ancora ci rimane. Ve lo dico io che pure sono raramente d’accordo con quello che scrive Fini, ma lo rispetto enormemente perchè non si è mai, dico mai, venduto.

Cosa possiamo ricavare da queste due storie? Che l’informazione italiana è tutto sommato equilibrata? Che per ogni censura c’è una corrispondente voce libera, per cui le due cose si elidono a vicenda? Purtroppo no: già così ci troveremmo in una situazione avvilente, ma la verità è che qui da noi i censori prevalgono di gran lunga sugli uomini liberi. Appurato che l’informazione è per lo più penosa, cosa ci resta da fare? Possiamo continuare a leggere e a guardare quei giornalisti che sappiamo essere liberi (non ci vuole molto, stanno sulle dita di una mano) e contribuire a rafforzare giornali come quello di Massimo Fini per provare almeno a riconquistare un po’ di libertà. Buona notte, e tenetevi informati!

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