Il sig. Mari va a votare

By andreamari

Nel 2006 ho votato Ulivo turandomi il naso: erano appena uscite le telefonate tra Fassino e Consorte, la credibilità dei DS (ammesso che ne avessero ancora) era ormai ai minimi storici, ma decisi comunque di dar loro un’altra possibilità. L’esperienza del governo Prodi fu talmente esaltante che un anno fa avevo anche pensato di non votare affatto: una stupidaggine, nell’era berlusconica, così ho optato per l’Italia dei Valori. Questo per diversi motivi: tanto per cominciare Di Pietro, unico nel centrosinistra, aveva votato contro l’indulto, inoltre era anche l’unico che non aveva mai smesso di sottolineare la pericolosissima anomalia rappresentata da Berlusconi, quasi sempre zittito anche dai suoi stessi alleati, che notoriamente lo sopportano con grande fatica. A un anno dalle politiche, confermo la mia scelta: alle europee voterò ancora per Di Pietro. “Un voto contro”, si dice, quasi fosse un difetto. Io non la penso così: in tempi come questi, essere contro mi sembra l’opzione migliore, perchè questa maggioranza diventa sempre più spaventosa man mano che il tempo passa. Spaventosa per la sua arroganza, per il suo rifiuto di una onesta e sincera dialettica politica, per l’ignoranza veramente oscena di molti suoi esponenti e l’altrettanto oscena ottusità di altri (capita anche che queste ultime due caratteristiche si trovino contemporaneamente nella stessa persona, quanto al nome c’è solo l’imbarazzo della scelta). Mi spaventa, in sostanza, la bassezza di questo governo, e non mi riferisco ad una mera questione di centimetri (non solo), intendo una bassezza soprattutto morale, a cui va aggiunta la sonora incompetenza di molti degli attuali ministri. Contro questo governo, urge un’opposizione vera e non di facciata, come troppo spesso è sembrata quella del Partito Democratico.

Un voto contro, si diceva: confermo la definizione, ma potrei aggiungere che il mio è anche un voto bipartisan, contro il Pdl, per i motivi di cui sopra, ma anche (neppure io sono immune al fascino delle espressioni veltroniane) contro il PD. Perchè? Perchè, obiettivamente, si è trattato di un’operazione fallimentare. In un anno di governo Berlusconi, il più infame di tutta la storia repubblicana, non una volta il PD è riuscito ad esercitare un’opposizione forte e chiara. Eppure le occasioni non sono mancate: Lodo Alfano, testamento biologico e chi più ne ha più ne metta. Niente da fare: diviso, balbettante, litigioso al proprio interno, tutto sommato fantozziano, il PD è lentamente evaporato di fronte allo strapotere dell’omino di Arcore. L’ascesa di Franceschini alla segreteria aveva fatto ben sperare, almeno all’inizio, ma alla fine neanche da lui è venuto quello scossone che era lecito attendersi, e tutto lascia prevedere che dopo la batosta europea che va delineandosi anche il buon Dario dovrà farsi da parte, magari per far posto a giovanotti come D’Alema (che Dio, o chi per lui, ci aiuti) o Bersani.

Tirando le somme, non resta che votare Di Pietro: curioso che a raccogliere i consensi perduti dalla sinistra sia un uomo fondamentalmente di destra come lui. Colpa della nomenklatura sinistrata e salottiera del PD e dei mille partitucoli della cosiddetta sinistra radicale, che non sanno fare altro che lamentarsi perchè Tonino ruba loro voti su voti. Bene farebbero invece a chiedersi il perchè di questo spostamento di consensi. Provo a spiegare come la vedo io: Di Pietro guadagna voti perchè, anche se parla come Biscardi, anche se guida un partito a gestione famigliare, anche se ogni due per tre si mette in casa delle serpi tipo De Gregorio (ma va detto che da quel lato sta migliorando), anche se quello che vi pare…, rimane comunque l’unico politico contro, l’unico che chiama Berlusconi col suo nome (delinquente, corruttore, etc…), l’unico che fa opposizione, sguaiata finchè vi pare, ma opposizione. Ovvio che intercetti i voti degli scontenti.

Mi ci metto anch’io tra questi scontenti: non sono uno di quelli che hanno il mito di Di Pietro, anche se l’ho sempre stimato. Politicamente, in un Paese normale, io e lui saremmo piuttosto lontani. So benissimo che anche lui e il suo partito sono pieni di difetti. Ma in questo momento mi sembra l’unico che ci prova davvero, perciò sto con lui. Berlusconi lo odia a morte: buon segno, significa che ci sa fare, più di Veltroni e Franceschini senz’altro. Lui e i suoi elettori vengono accusati di essere giustizialisti, massimalisti, forcaioli, e così via. Ottimo: di buonismo ne ho le palle piene, e comincio a credere che molti italiani siano assai meno intelligenti di quanto pensasse Montanelli (ve la ricordate la profezia sul vaccino contro Berlusconi? Beh, anche i migliori di noi sbagliano). Per questi motivi, nel silenzio della cabina elettorale manderò a quel paese i cosiddetti “democratici”, “liberali” e via discorrendo e voterò contro. Non sarà il massimo, ma in questi tempi post-veltrusconiani è quantomeno un inizio.

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