Era da oltre un anno che se ne parlava, ma adesso è ufficiale: Antonio Padellaro non è più direttore de “l’Unità”, e il suo posto sarà preso da Concita De Gregorio, già inviata di “Repubblica”. I motivi che stanno alla base di una decisione tanto singolare sinceramente mi sfuggono, ma posso azzardare qualche ipotesi: non è certo un mistero che l’establishment dei DS prima e del PD poi non ha mai potuto sopportare Padellaro (come del resto non ha mai sopportato il suo predecessore Furio Colombo), e che nell’ultimo anno il partito, sotto le mentite spoglie della vecchia proprietà del giornale, le ha tentate tutte pur di fare le scarpe a Padellaro. Personalmente ricordo che il primo di quegli squallidi tentativi lo raccontò a giugno dell’anno scorso Marco Travaglio mentre presentava il suo libro “Uliwood Party”: disse che un bel giorno gli allora proprietari del giornale telefonarono a Rinaldo Gianola, uno dei vicedirettori, comunicandogli la promozione a direttore. A quel punto Gianola, che è evidentemente un galantuomo, pensò bene di chiamare Padellaro per chiedergli se ne sapeva niente, e siccome pare che Padellaro ignorasse di essere stato licenziato e fosse piuttosto incazzato, gli editori dovettero far rientrare il loro piano, ormai compromesso da quel vicedirettore troppo onesto.
A questo episodio francamente squallido e sconosciuto ai più sono seguite altre vicende che per qualche tempo hanno tenuto banco un po’ su tutti i giornali, in particolare quella della vendita, per fortuna sfumata, del giornale alla famiglia Angelucci (già editori di giornali di destra come “Libero” e inutili come “Il Riformista”), che nelle intenzioni del partito avrebbe dovuto portare Polito alla direzione in nome di un finto dialogo con Berlusconi e di un’autentica normalizzazione dell’”Unità”.
Una volta svanito il pericolo Angelucci-Polito, pensavamo di poterci finalmente leggere il giornale senza dover più temere svendite, normalizzazioni e cambiamenti di linea filoberlusconiani. E invece no, come direbbe Lucarelli: infatti questa primavera il PD, da partito di riferimento qual era, ritorna di fatto ad essere editore del giornale, e lo fa scegliendo uno dei suoi più macchinosi travestimenti, quello di Renato Soru, governatore sardo per il centrosinistra e proprietario di Tiscali, che diventa azionista di maggioranza della NIE, proprietaria del giornale. Sulle prime pare tutto normale, poi Veltroni in persona si incarica di dare il colpo di grazia a Padellaro quando rilascia un’intervista in cui auspica che una donna vada a dirigere “l’Unità”. Dal momento che Padellaro è certamente maschio, la cosa suona come un benservito ufficioso. L’ufficialità è arrivata tre giorni fa, quando è stato annunciato il cambio di direzione.
Con questo io non voglio esprimere giudizi sulla nuova direttrice, che è senz’altro una persona perbene e un’ottima giornalista, anzi spero che segua la linea che è stata prima di Colombo e poi di Padellaro, e che continui a far scrivere loro due e Marco Travaglio. Tuttavia non si può far finta di niente di fronte ad una sostituzione tanto insensata, specie alla luce di quanto è avvenuto nell’ultimo anno. Comunque vadano le cose, mi sembra doveroso ringraziare Padellaro per tutto quello che ha fatto come direttore e fare gli auguri di buon lavoro a Concita De Gregorio. Incrociamo le dita.